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martedì 18 marzo 2008

Why into the Wild /1




Credo che ridurre l'uomo a una frustrazione esistenziale tale - da fargli credere che quella sia l'unica speranza possibile - sia il primo obiettivo che il Sistema persegue, nel gioco delle ruoli che ha imbastito per gestire il suo dominio.

Credo che la Storia recente ci abbia insegnato che la reazione armata prodotta dalla frustrazione, sia funzionale al mantenimento delle stato delle cose... perché ricordati indotta, pilotata, su misura.

La violenza e l'odio non portano a niente, se non a fare tabula rasa delle buone intenzioni e del percorso già fatto.


Il Sistema per sopravvivere ha bisogno del caos, di dividere le genti, per questo s'impegna tanto nel pasturare Odio e come un vampiro, poi, se ne abbevera fosse un elisir.


Se temi di
scomparire medita su quali siano i passi/azioni necessari per far sì che accada. Negli anni di piombo il terrorismo rosso e nero, oltre i tanti morti da un lato, ha permesso/determinato l'istituzione di leggi speciali che ancora oggi resistono.

I timori sono leciti ma la reazione che auspichi non può che accelerare il manifestarsi delle tue paure. Non cadere mai nel
ruolo che ti è stato confezionato dal Sistema, non dare energia a questo meccanismo volto allo stallo.

Nell'auspicio di libertà finiresti blindato allo scopo e disegno altrui, opposto alla cura che vai cercando. In questa commedia di Paese, l'Attivissima bufala svizzera specula rampante in un ruolo volto all'Olimpo, l'Attivismo di Brigata non riserva altro che un posto al garage de l'inferno.

contesto


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